lunedì 30 marzo 2009

Il popolo delle ambiguità

Propongo un simpatico giochino: trovare le differenze tra i due articoli. Il primo è del 10 dicembre 2007, il secondo del 28 marzo 2009.

ROMA - Volano parole grosse nel centrodestra dove esplode il risentimento di Fini contro Berlusconi: «Siamo alla comica finale», sbeffeggia il leader di An che attacca anche Veltroni per la sintonia con il Cavaliere sul progetto di riforma elettorale proporzionale. «Non lo faremo passare mai», proclama Fini che rilancia il sistema francese e avverte: se si va al referendum la Cdl dovrà sedersi attorno a un tavolo per discutere la lista e il programma elettorale. Con l' altolà al Vassallum Fini si candida a capofila di tutti coloro che sono contrari all' accordo fra Veltroni e Berlusconi, e per questo si prende gli applausi non solo di Buttiglione, ma anche di alcuni prodiani doc, conquistati dalla posizione bipolarista del leader di An e la disponibilità di Diliberto: «Per il sistema delle regionali parlerei anche con il demonio». Nello stesso tempo Fini non chiude la porta a una ipotesi di federazione del centrodestra e soprattutto tiene aperta la strada a una ripresa dei rapporti in caso di referendum e di voto anticipato. E quando si arriverà a votare, per Tremonti la Cdl tornerà assieme. Dalla tribuna dell' Assemblea di An, Fini usa però toni taglienti e per nulla concilianti. Stretto fra le seduzioni che Berlusconi esercita sul popolo della destra e le suggestioni nostalgiche della Destra di Storace, Fini fa leva sull' orgoglio di partito. «Spero che sia per tutti chiaro che, almeno per me, non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà». Chiusa con «parole volutamente chiare» l' ipotesi berlusconiana, Fini difende la propria scelta autonoma e irride il Cavaliere: «Lui che adesso accetta di discutere sulla legge elettorale, ci ha risposto senza rispetto e quasi sfidando il ridicolo ci ha detto "ho fondato il Pdl, scioglietevi, bussate, venite e vi sarà aperto...". Comportarsi in questo modo non ha a che fare con il teatrino della politica, significa essere alle comiche finali». La fine della Cdl, quindi, non è dovuta per Fini «ad un impazzimento della situazione, ma ad una scelta politica ben precisa fatta nel corso del tempo dal presidente Berlusconi». La risposta di Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, esprime il disappunto di Forza Italia: «Siamo veramente dispiaciuti per questa inattesa e grave caduta di stile», dice Bonaiuti secondo cui l' ex premier «non ha mai lanciato offese nè contro An nè contro Fini. Ha soltanto chiesto a Fini e ad An di unirsi a questa nuova avventura della democrazia o di restare comunque alleati nel centrodestra. Forse - conclude Bonaiuti sottolineando i consensi che raccoglie il Cavaliere - per qualcuno varrebbe la pena di fermarsi a riflettere sul fatto che offendendo Berlusconi e la sua nuova formazione politica si offende un terzo degli italiani e addirittura i due terzi dei cittadini che votano per il centrodestra». A Bonaiuti replica il portavoce di Fini Andrea Ronchi: «Avanzare proposte, fare delle critiche, chiedere risposte è l' Abc della politica. Dove sono gli insulti? E se Bonaiuti ritiene offensiva la battuta "siamo alle comiche finali", questa lo è al pari dei "professionisti del teatrino della politica"». Per un Bossi che di Berlusconi si fida «con cautela, anche perché ultimamente ha dato un po' fuori», c' è Fini che non si fida affatto e rilancia il progetto di Alleanza per l' Italia. Ma tutto passa attraverso la riforma elettorale o il referendum. E Fini sfida anche Veltroni riproponendo il doppio turno alla francese: «Se invece Veltroni continua a lavorare sul Vassallum, allora non dica che An non ha proposte. Dica invece che preferisce un accordo con Berlusconi».

ROMA - L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il «no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tocca al presidente della Camera scaldare la platea dei delegati. Il numero uno di Montecitorio parla per 50 minuti e incassa 60 applausi, ma anche le critiche di una parte del Pdl sul tema della laicità. Al termine del discorso il premier sale sul palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha apprezzato il passaggio anche sulla necessaria laicità delle istituzioni in merito al ddl sul testamento biologico, anche se i dubbi espressi da Fini sono stati mal digeriti dall'ala cattolica, con Schifani che ha sottolineato: «La laicità non sia omissione di responsabilità».

«GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse».

STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico», ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità - ha aggiunto - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa».

COSTITUZIONE E REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum».

STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato, un bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati, altrimenti c'è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo». Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari.

OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario Ugo Martinat, scomparso nella notte. Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera.

[...]

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/12/10/fini-attacca-berlusconi-siamo-alla-comica-finale.html

http://www.corriere.it/politica/09_marzo_28/congresso_pdl_seconda_giornata_396a537a-1b7f-11de-85db-00144f02aabc.shtml

domenica 8 marzo 2009

L'importanza delle intercettazioni

Germania. Il deputato Jorg Tauss viene indagato per mesi per pedopornografia, con intercettazioni telematiche (gli leggono le mail) e incroci di tabulati telefonici. Senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento, onde evitare di informarlo che era controllato. L’altro giorno, a fine indagine, i giudici han chiesto ex post al Bundestag il permesso di usare intercettazioni e tabulati, nonché di perquisire l’ufficio dell’onorevole. La polizia ha atteso davanti alla porta della stanza il voto dei deputati, che è giunto in tempo reale. Dopodichè è scattata la perquisizione. Se le prove a suo carico saranno confermate, Tauss verrà cacciato dal partito e dal Parlamento.

Italia. Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv. I giudici vogliono usare le telefonate per indagare Latorre per concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Il Senato risponde picche, perché Latorre non è indagato. Ma la legge Boato prevede che le telefonate siano inutilizzabili, salvo autorizzazione del Senato. Senza la quale Latorre non potrà mai essere indagato. Intanto la gip che osò chiedere il permesso, Clementina Forleo, è stata cacciata da Milano. Latorre invece resta vicecapogruppo del Pd. Forza Pd. Anzi, Forza Italia.

Marco Travaglio (Da l'Unità, 8 marzo 2009)

martedì 3 marzo 2009

Il calo dei prezzi...al Senato

ROMA - Il pranzo per i senatori a 1 euro e 50? Un episodio di bullismo parlamentare, un malcostume contro cui urgono misure di buoncostume, tanto più in epoca di crisi. Antonio Di Pietro denuncia la vergogna varata a Palazzo Madama e sottolinea: «Come nel caso dei pianisti, i parlamentari che votano per gli assenti per rubarsi 250 euro al giorno, c'è bisogno di interventi di buoncostume. Questa è la vera vergogna italiana. Così si dà il cattivo esempio ed è chiaro che poi diventano tutti bulli. Con i bulli che abbiamo in Parlamento e al governo, così succede».

CAFFÈ A 42 CENTESIMI - Di Pietro ce l'ha con il calo del 20% dei prezzi della buvette: ora il caffè costa 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi. Il ribasso ha interessato anche i prezzi del ristorante: un primo piatto è passato da 1,80 a 1,50 euro. I questori del Senato hanno detto che il ribasso dei prezzi non incide sulle casse pubbliche ed è dovuto all'unificazione dell'appalto per bar e ristorante. «Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti» ha spiegato il questore Benedetto Adragna.


http://www.corriere.it/politica/09_marzo_03/dipietro_pranzo_senatori_bullismo_bb3dcdba-07e7-11de-805b-00144f02aabc.shtml

Il calo dei prezzi...al Senato

ROMA - Il pranzo per i senatori a 1 euro e 50? Un episodio di bullismo parlamentare, un malcostume contro cui urgono misure di buoncostume, tanto più in epoca di crisi. Antonio Di Pietro denuncia la vergogna varata a Palazzo Madama e sottolinea: «Come nel caso dei pianisti, i parlamentari che votano per gli assenti per rubarsi 250 euro al giorno, c'è bisogno di interventi di buoncostume. Questa è la vera vergogna italiana. Così si dà il cattivo esempio ed è chiaro che poi diventano tutti bulli. Con i bulli che abbiamo in Parlamento e al governo, così succede».

CAFFÈ A 42 CENTESIMI - Di Pietro ce l'ha con il calo del 20% dei prezzi della buvette: ora il caffè costa 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi. Il ribasso ha interessato anche i prezzi del ristorante: un primo piatto è passato da 1,80 a 1,50 euro. I questori del Senato hanno detto che il ribasso dei prezzi non incide sulle casse pubbliche ed è dovuto all'unificazione dell'appalto per bar e ristorante. «Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti» ha spiegato il questore Benedetto Adragna.


http://www.corriere.it/politica/09_marzo_03/dipietro_pranzo_senatori_bullismo_bb3dcdba-07e7-11de-805b-00144f02aabc.shtml

lunedì 2 marzo 2009

L'ovvio problema delle ronde

ROMA — La definizione non lascia spazio agli equivoci: «Misura impraticabile». Così il Cocer dei carabinieri boccia le ronde e chiede un incontro al capo dello Stato e al presidente del Consiglio «per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi». Fanno sponda i sindacati di polizia, in particolare il Silp Cgil e il Sap (che da Torino denuncia: «I partiti cercano di lottizzare le ronde, per noi un ruolo di badanti»), che al governo si appellano affinché «non sia convertita in legge quella norma». Il fronte contrario è compatto, soprattutto dopo quanto è avvenuto a Padova con la rissa tra i leghisti di «Veneto Sicuro» e gli antagonisti del centro sociale «Pedro» e la Digos in mezzo a cercare di dividere i contendenti. E tenendo conto di quanto potrebbe avvenire nei prossimi giorni, con le associazioni di cittadini che in molte città si stanno organizzando per pattugliare parchi e strade.

A Napoli, dove gli abitanti del quartiere dove è stato arrestato Pasquale Modestino per lo stupro su un dodicenne avevano già annunciato ronde antipedofili, in tanti hanno chiamato il numero verde della Protezione civile, per chiedere una presenza davanti alle scuole dei propri figli. Oggi il debutto. Favorevole il sindaco di Cicciano, contrario quello di Massa di Somma, i Comuni che sono stati teatro delle ultime violenze. La rappresentanza dell'Arma è chiara: «Non è così che si risolvono i problemi della sicurezza». Un lungo comunicato entra nel dettaglio di quanto avvenuto nelle ultime ore e poi chiede risorse economiche «assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie alle forze dell'ordine», ma anche potenziamento degli organici perché «non si possono istituire ronde di vigilanza quando tra poliziotti e carabinieri mancano quasi 10 mila uomini». Per il Cocer «l'impianto sicurezza dev'essere basato su due pilastri fondamentali: l'incremento consistente delle risorse economiche al fine di migliorare gli standard operativi, logistici e tecnologici delle forze di polizia; la creazione immediata di nuovi istituti di pena al fine di scongiurare nuovamente l'ipotesi di un indulto, vanificando i notevoli sacrifici di magistrati, poliziotti e carabinieri».

Nei giorni scorsi i sindacati di polizia avevano espresso critiche forti sulla scelta di inserire le ronde nel decreto legge. E adesso Claudio Giardullo del Silp-Cgil ribadisce «la necessità di ripensare questa norma, perché bisogna evitare che la gente si faccia male per strada, ma soprattutto impedire che la gestione della sicurezza sia affidata ai partiti. E invece proprio questo sta avvenendo, con ronde politicizzate che non possono garantire né sul piano dell'imparzialità né su quello della professionalità». In ogni caso «è urgente, visto che il provvedimento è in vigore, varare il regolamento di attuazione in modo da vietare sponsor economici e politici e fissare le regole sugli equipaggiamenti. Bisogna impedire che la gente vada in giro con cani, bastoni, spray urticanti, caschi». Anche il segretario del Sap Nicola Tanzi evidenzia le difficoltà e sottolinea come «i centralini di questure e comandi dei carabinieri, così come i numeri di emergenza siano intasati dalle chiamate di chi segnala situazioni e chiede l'intervento delle forze dell'ordine. Noi non riusciamo a fare fronte e quando non arriviamo in tempo c'è chi interviene da solo. Una spirale pericolosa che va fermata con la massima urgenza».

http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_02/ronde_carabinieri_fiorenza_sarzanini_30744f74-06f7-11de-99a0-00144f02aabc.shtml

domenica 1 marzo 2009

Intervista a Gioacchino Genchi

Dal blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it)

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Qui il video dell'intervista.