domenica 4 ottobre 2009

Il condono - pardon, lo scudo fiscale

I condoni «mai più»
e gli incassi dimenticati

Cinque anni dopo non ancora riscossi 5,2 miliardi della misura del 2003. Ogni volta la promessa: sarà l’ultimo. Risultati quasi sempre al di sotto delle stime

Non chiamatelo condono. D’accor­do, si potranno rimpatriare i denari sot­tratti al fisco pagando il 5%, meno di un quarto della più bassa aliquota Ir­pef. D’accordo, con quel misero 5% si potranno sanare reati penali e al riparo dell’anonimato. Ma non chiamatelo condono. Come potete chiamarlo, allo­ra? Forse «un intervento che rientra nella strategia concordata a livello in­ternazionale per combattere i paradisi fiscali», come l’ha definito Giulio Tre­monti? O «sistemazione del passato», secondo lo strepitoso suggerimento del compianto deputato nazional allea­to Pietro Armani? Ma potreste anche non chiamarlo affatto. «I condoni fatti da questo governo sono stati pochissi­mi e per casi limitatissimi. È la sinistra, con la sua propaganda, a parlare di con­doni, in realtà mai avvenuti». Mai avve­nuti. Lo disse il Guardasigilli Roberto Castelli il 31 marzo del 2006 a Radio An­ch’io. Di lì a poco anche il nuovo gover­no di centrosinistra di Romano Prodi avrebbe fatto il suo bravo condono (l’indulto), ma sul fatto che durante i cinque anni precedenti non si fossero fatti condoni, beh… In un rapporto del novembre 2008 sulle sanatorie fiscali la Corte dei conti ne ha contati 13, soltanto fra il 2003 e il 2004. E lì i magistrati contabili non hanno avuto timore a chiamare «con­dono » anche il primo scudo fiscale, pa­pà della nuova sanatoria per i capitali illegalmente esportati. Quella che l' Av­venire , il quotidiano dei vescovi, che ha definito «una beffa» perpetrata dal «furbetto del governino» dopo essere stato allargato in Parlamento anche ai reati penali. Una bella botta per Tre­monti, che avendo all’inizio escluso tas­sativamente la non punibilità di nefan­dezze tipo il falso in bilancio, si è poi rassegnato: «Senza le modifiche del Parlamento lo scudo sarebbe stato un suicidio». Un suicidio? Già, «sarebbe stato un’autodenuncia penale».

Ci sarebbe da domandarsi che fine abbiano fatto le telecamere alle frontie­re (con la Svizzera?) che aveva promes­so di installare dopo il primo «scudo fi­scale del 2002-2003» per pizzicare gli spalloni che avessero continuato a fro­dare il fisco. Ma comunque, evviva la sincerità del ministro dell’Economia. Ma quella del deputato del Pdl Michele Scandroglio non è forse sincerità? «Non c'è dubbio che la teoria dei con­doni sia passibile di critiche. Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito: gli italiani sono anche questo. Noi dob­biamo rappresentare al meglio la realtà che abbiamo, si fa quello che si può con quello che siamo».

Poco prima delle elezioni del 2008 Tremonti ha giurato davanti alle teleca­mere di Repubblica Tv: «Oggi non ci so­no più le condizioni per fare i condoni, che non certo ho fatto volentieri ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato». Concetto ribadito addirittura dal futu­ro premier Silvio Berlusconi, questa volta durante una video chat con il Cor­riere. it: «Basta con la stagione dei con­doni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all'elusione e all'evasio­ne fiscale». (31 marzo 2008). Adolfo Ur­so, esponente di An ora viceministro, dichiarava un paio di mesi prima: «Ven­go dalla cultura della legalità della de­stra e dico: mai più condoni di nessun tipo, nemmeno l’indulto».

Poi, quando l’Unione europea boc­ciò il condono Iva varato dal preceden­te esecutivo di centrodestra nel 2003 ri­tenendo che avesse «seriamente» dan­neggiato il mercato comune e favorito i contribuenti colpevoli di frode fisca­le, Tremonti commentò: «Messaggio ri­cevuto, per il futuro è impegno del go­verno escludere provvedimenti del ti­po oggetto della sentenza». (luglio 2008).

Ma non si potrebbe dire che il mini­stro dell’Economia non avesse mai ma­­nifestato ostilità verso le sanatorie. Di­ciotto anni fa, mentre l'ultimo governo di Giulio Andreotti stava per approva­re la terza sanatoria fiscale della storia repubblicana Tremonti scrisse in un editoriale del Corriere: «In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni ma mutando i fattori il prodotto non cam­bia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge». Passato quel condono, l'allora segretario generale delle Finanze Giorgio Benvenuto, in se­guito parlamentare del centrosinistra, promise: «Questo condono sarà l'ulti­mo ». Quattro anni più tardi arrivò il concordato fiscale. Ma il ministro Au­gusto Fantozzi sentenziò: «Credo che ormai l'epoca dei condoni sia tramonta­ta ». Mai previsione fu meno azzeccata. Sei anni dopo, ecco lo scudo fiscale e la raffica di sanatorie tributarie. Le pole­miche si erano appena smorzate quan­do, nell’estate del 2003, il sottosegreta­rio Giuseppe Vegas oggi viceministro all’Economia, azzardò: «In futuro non ci saranno altri condoni». Mentre il ca­pogruppo di Forza Italia Renato Schifa­ni ammoniva: «Siamo di fronte all’ulti­mo giro di boa di una riforma fiscale. Il cittadino sa benissimo che una volta varata non ci sarà più spazio per la cle­menza ». Pochi mesi dopo, la finanzia­ria 2004 reiterò il condono fiscale tom­bale. E toccò al successore di Tremonti, Domenico Siniscalco, ripetere ancora nel 2004: «La stagione dei condoni è fi­nita » .

Arriviamo quindi ai giorni nostri. Non che nel frattempo i vari condoni non siano stati rivendicati. Durante la campagna elettorale del 2006 Berlusco­ni arrivò ad affermare che «i condoni non sono poi così negativi, visto che l’Unità, l’Unipol e il signor Prodi, in una società in cui è presente un suo fa­miliare, ne hanno usufruito». Per con­cludere: «I condoni hanno portato mol­ti soldi all'erario e vi ha ricorso chi ave­va evaso le tasse durante il governo Prodi » .

Sul fatto che i condoni abbiano fatto ricco il Fisco, tuttavia, si potrebbe di­scutere. Secondo la Cgia di Mestre tutti i condoni, compresi quelli edilizi e pre­videnziali, varati dal 1973 a oggi avreb­bero garantito un incasso, attualizzato in valuta 2005, di 104,5 miliardi di eu­ro. Se fosse così, in trent’anni l'Erario avrebbe recuperato con le sanatorie l'evasione fiscale di un solo anno, che è appunto stimata in circa 100 miliardi di euro. Ma se fosse così. Una fonte al di sopra di ogni sospetto, e cioè la rivi­sta on-line dell’Agenzia delle Entrate Fi­scooggi. it ha calcolato invece che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato con i principali condoni tributari, previden­ziali, assicurativi, valutari ed edilizi 26 miliardi di euro. Fatevi i conti sul nu­mero degli abitanti: 15 euro a testa l’an­no. L’equivalente di una pizza e una bir­ra, per fare strame di quel minimo di correttezza civica che esisteva in Italia. Soltanto in due casi, vale a dire con i condoni fiscali del 1982 e del 1992, si è superata la previsione di gettito. In al­tri casi, si è andati ri­dicolmente sotto le stime. Come se non bastasse, c’è stato pure chi ha aderito al condono ma poi non ha nemmeno pagato o pagato tut­to. La Corte dei con­ti nel novembre 2008 ha rivelato che a quella data resta­vano da incassare ancora 5,2 miliardi di euro dei 26 mi­liardi attesi per il condono 2003-2004, in base alle dichiarazioni pervenute alle Fi­nanze. Cinque mi­liardi su 26: il venti per cento.

In quel rapporto si racconta anche un altro particolare. E cioè che 34 mila persone fecero il condono tombale in forma anonima, avvalendosi di una fa­coltà prevista da quella sanatoria: pre­sentare al Fisco una «dichiarazione ri­servata », come per lo scudo fiscale. Con il risultato di restare nell’ombra pure in quel caso. Ma il numero di 34 mila è soltanto una stima. Quando il magistrato della Corte dei conti ha chie­sto di avere i dati relativi a quelle di­chiarazioni «riservate» si è sentito ri­spondere dall'Agenzia delle entrate che, «trattandosi di dati sensibili», era­no «in possesso unicamente del mini­stro ». Ma potevano avere sulla coscien­za 34 mila suicidi?

http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_04/rizzo-condoni_b7aa14ae-b0b3-11de-b562-00144f02aabc.shtml


martedì 15 settembre 2009

Le case di Onna

Ad Onna consegnate le prime case pagate dalla Croce Rossa. Proteste contro Berlusconi

Non ci sono stati solo auguri e benedizioni nel discorso del vescovo L'Aquila durante la cerimonia di consegna delle case di Onna. Nella piccola frazione del comune de L'Aquila, dove è stato inaugurato il villaggio realizzato dalla Provincia Autonoma di Trento con i fondi della Croce Rossa Italiana, la voce di Giuseppe Molinari si è levata severa: “Gli abruzzesi sono stanchi delle chiacchiere sterili e della politica dell'odio". Così il vescovo si è rivolto al premier Silvio Berlusconi presente per la consegna delle prime chiavi ai cittadini scampati al sisma del 6 aprile scorso.
Stanchi di una politica di discussioni e di odio - Riferendosi alle polemiche politiche degli ultimi tempi Molinari ha precisato che "alla gente d'Abruzzo interessano il lavoro, una giustizia che funzioni, una più equa redistribuzione delle ricchezze, meno burocrazia e uno Stato che funzioni". E augurando al premier di "riuscire a fare le riforme", il vescovo ha concluso così: "Siamo stanchi di una politica di discussioni e di odio, che nulla ha a che fare con la democrazia. Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa fatti, ma premia chi agisce correttamente", ha concluso Molinari augurando al presidente Berlusconi “di poter continuare a fare del bene".
Berlusconi: torneremo quando tutte le case saranno consegnate – Il presidente del Consiglio, che al suo arrivo nel piccolo villaggio è stato contesta da alcuni cittadini che hanno esposto uno striscione di protesta (''Dove andremo a settembre” e “No alla deportazione''), ha consegnato le chiavi delle nuove case ai primi abruzzesi. "Torneremo qui alla nuova Onna quando tutte le case saranno state consegnate per fare un pranzo e per ringraziare gli uomini della Protezione Civile e della Croce Rossa", ha promesso il premier al termine della cerimonia.
Gli striscioni di protesta - "Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso" e "L'Aquila riparte con i cittadini sparsi in ogni parte?". Questi due striscioni sostenuti da manifestanti in rappresentanza dei comitati spontanei di cittadini sorti dopo il 6 aprile, sono stati posti all'ingresso dell'abitato di Onna in occasione della cerimonia di consegna delle prime 94 case. I membri del comitato hanno aspettato l'arrivo delle delegazioni per l'inaugurazione al fine di manifestare il proprio dissenso. Contestualmente hanno consegnato dei volantini a tutte le persone che sono intervenute all'inaugurazione. Ai manifestanti non è però stato possibile accedere alla frazione. Tra gli altri striscioni lungo la strada anche uno di polemica contro la scelta di annullare la programmazione di "Ballarò per dare maggior visibilità a "Porta a porta". "Prima terremotati poi ostaggi mediatici - grazie Vespa", si legge rivolto ironicamente al giornalista aquilano.
Al momento sono ancora migliaia le persone che vivono in alloggi di fortuna - Sono ancora 20mila gli aquilani sulla costa e nelle tendopoli. Nei luoghi dove dopo il sisma avevano trovato riparo 30mila sfollati, ci sono ora 11mila persone: entro ottobre andranno via tutti. “Nessuno - ha assicurato Bertolaso - passerà l'inverno in tenda e affronterà l'inverno senza certezze sul proprio futuro".
Pezzopane, ancora migliaia senza casa - E la conferma del grosso numero di sfollati ancora da sistemare arriva dal presidente della Provincia dell'Aquila: "Oggi abbiamo vissuto un momento di gioia, ma è una gioia piena di contraddizioni perché se ci sono 200 famiglie che entro sabato rientreranno in casa ce ne sono migliaia che in queste ore ancora non ce l'hanno". Stefania Pezzopane risponde così a chi gli chiede un commento sulla consegna delle case agli sfollati ad Onna da parte del premier Silvio Berlusconi.
Gli altri abruzzesi aspettano - Durante la cerimonia, inoltre, diversi cittadini di altri paesi del cratere del terremoto hanno protestato con striscioni chiedendo case anche per loro. "Belle le case di Onna, ma le nostre?", era scritto su uno striscione tenuto dagli abitanti di Castel Nuovo. "Queste proteste dimostrano che bisogna accelerare - dice Pezzopane -, mi piacerebbe che qui si ripetesse il modello del Friuli: non solo case ma anche lavoro e luoghi sociali. Abbiamo 16.500 cassintegrati che facevano parte del tessuto produttivo e ora non hanno più lavoro e ci sono ancora migliaia di aquilani che non hanno le case. Vanno fatti rientrare tutti".

http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/09/09/15/bertolaso_abruzzo_case_555.html

lunedì 29 giugno 2009

Il risparmio energetico

Steven Brommer, belga, 48 anni regola la sua vita per consumare il meno possibile

L'uomo che vive a impatto zero. O quasi

Produce energia in bici, compra solo abiti usati, raccoglie l'acqua piovana e le sue bollette sono scese del 60%


GENT (BELGIO) - Ridurre l’impatto ambientale consumando meno risorse del nostro pianeta è possibile? Secondo Steven Brommer, cittadino belga di 48 anni, sopracciglia chiare e fisico asciutto, sì. Steven, più conosciuto come Low Impact Man, ha deciso il Primo Maggio 2008 di vivere con una impronta ecologica bassissima, mantenendo, comunque, una buona qualità della vita. «Sulla terra ci sono sei miliardi settecentomila abitanti, dividendo il pianeta per ogni singolo individuo, la quantità di terra a disposizione di ognuno è di 1,6 ettari. Se tutti vivessero come i cittadini del mondo occidentale, come i belgi con una media di 5,1 ettari, ci vorrebbero tre pianeti!». Steven aveva già una coscienza ambientalista e non possedeva un automobile: il suo impatto ambientale era di 3,5 ettari. Low Impact Man non è andato a vivere nella foresta come un eremita, è rimasto a casa sua, a Gent, ricca città delle Fiandre a 56 km da Bruxelles. Ha deciso di modificare le sue abitudini quotidiane e ha apportato innovazioni “verdi” alla sua abitazione.

ENERGY BIKE – Per alimentare il suo computer, utilizza l’energia generata pedalando su una bicicletta da passeggio collegata con un generatore di corrente e una batteria. Con venti minuti di pedalate ha elettricità per utilizzare 1 ora il computer. Ha scelto un computer portatile perché consuma meno di un normale computer da scrivania. Low Impact Man non è un bieco oppositore della tecnologia, anzi, crede nel suo valore informativo, usa Facebook per trovare velocemente notizie, ha un blog – che ritiene essere un grande strumento divulgativo - seguitissimo . Usa il weblog, che è diventato anche un libro, per condividere la sua esperienza e riceve moltissimi commenti. Ha un lettore mp3 che funziona a manovella con una dinamo. «Quando lo uso in pubblico qualcuno mi guarda con espressione sorpresa». Ha sostituito tutte le vecchie lampadine di casa con quelle ecologiche, ha messo uno strato di carta velina trasparente sui vetri delle finestre ottenendo così lo stesso effetto delle finestre a doppio vetro. Trattenere il calore è fondamentale per consumare minore quantità energia possibile. La temperatura in casa è di 18 gradi. Tra i termosifoni e il muro c’è uno strato di alluminio, così il calore non si disperde sulla parete, ma è reindirizzato nell’ambiente casalingo. Il pavimento è isolato tramite un soppalco di 10 centimetri fatto di sughero - «È un ottimo materiale isolante ed è naturale» – dice Steven Vrommer che ha “cacciato di casa” la televisione, il ferro da stiro, il bollitore e il forno a microonde. I giornali non li compra, li consulta in biblioteca.

DOCCIA CON ACQUA PIOVANA - Steven ha fuori dalla sua casa a piano terra una cisterna nella quale raccoglie acqua piovana che utilizza per il bagno. L’acqua corrente del rubinetto serve solo per bere, cucinare e lavare i piatti. Bagnoschiuma e shampoo sono banditi, preferisce una tradizionalissima saponetta. Si rade con lamette usa e getta e schiuma da barba. I suoi due bambini Adam (10 anni) e Marieke (13 anni) usano la doccia e non sono obbligati ad alcuna restrizione perché “i bimbi fanno l’opposto di quello che gli si comanda. Ogni tanto sono loro a dirmi papà ma questo non è ecologico!” Steven è divorziato e i figli vivono con lui due settimane al mese.

BOLLETTE MENO SALATE – «Prima pagavo 100 euro al mese, ora solo 40». Il costo delle bollette di Steven è sceso vertiginosamente. «D’estate anche l’impianto di riscaldamento dell’acqua rimane spento e, se serve, l’acqua la scaldo sul fornello a gas. L’impatto ecologico è minore». In media utilizza 2 o 3 kilowatt al giorno di elettricità, arrivando saltuariamente a 7 e il consumo di acqua è enormemente basso: 15 litri al giorno per Low Impact Man contro i 120 litri consumati generalmente procapite. Anche il cibo gli costa meno, infatti Steven Vrommer compra solo prodotti locali, spesso dalle fattorie, il latte per esempio. «Se compri alimenti che vengono da paesi lontani c’è il consumo di energia per il trasporto con navi e aerei». Così facendo acquista cibo non confezionato: prezzo basso e assenza di produzione di rifiuti perché ha dei contenitori – sempre gli stessi – che utilizza per andare a fare la spesa. Di buste di plastica neanche a parlare. Nel salotto ha varie piante e coltiva pomodori e insalate. È vegetariano - infatti con la carne si produce un alto tasso di emissioni di CO2 – ma non vegano. «Ho tentato, ma con i miei due figli, è difficile».

SCARPE NUOVE SOLO PER IL JOGGING - Compra solo indumenti di seconda mano, unica eccezione le scarpe da jogging: «Mi piace andare a correre e le scarpe usate non sarebbero comode». Il concetto di Low Impact Man è, appunto, quello di mantenere un buono stile di vita. «La mia vita costa il 20% in meno rispetto a prima». In un mese Low Impact Man produce 1 kilo di immondizia generica. Il suo recipiente per le lattine e i contenitori vari è lì da un anno senza mai essere stato svuotato, non ancora riempito per i suoi 500 grammi di capacità. Steven in un anno e 1 mese è arrivato ad avere un’impronta ecologica di 1,9 ettari. Il suo traguardo di 1,6 sarà raggiunto quando, a breve, isolerà – in accordo con il proprietario di casa - anche il tetto. Il suo stile di vita vuole essere un esempio per tutti i cittadini, per questo ha rifiutato la candidatura alle prossime elezioni europee nel partito dei Verdi. «Non è difficile vivere in armonia con il pianeta, dobbiamo, però, tenere sempre in mente che ne abbiamo uno. Dobbiamo solo cambiare un po’ il nostro modo di pensare”.

http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_29/low_impact_man_0f56e85a-649f-11de-91da-00144f02aabc.shtml

mercoledì 24 giugno 2009

Meno male che Silvio c'è

(Corriere della Sera) - ROMA 24 giu - Un torcicollo. Questa la causa dell'assenza del premier Silvio Berlusconi all’assemblea di Confcommercio. Il premier avrebbe dovuto prendere la parola dal palco ma ha annullato l'intervento «perché immobilizzato a casa dal torcicollo che lo tormenta da tempo e che forse è qualcosa di più» ha detto il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, intervenuto al posto del presidente del Consiglio. «Non è riuscito a muoversi - ha spiegato Letta -, ha chiamato un medico per farsi una puntura. Se dovesse passargli il torcicollo forse riuscirà a venire ad ascoltare le conclusioni del presidente Sangalli, altrimenti spero che lo comprenderete», ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza. «Se non ci fosse stata una ragione così seria e così fortemente impeditiva, Berlusconi avrebbe fatto qualunque rinuncia per essere qui» ha aggiunto Letta, scusandosi con la platea. «Ma Berlusconi è presente in spirito - ha proseguito - e sarà sicuramente presente alla prossima assemblea della vostra associazione». Prima di fornire questa spiegazione, Letta aveva ironizzato sul tono del presidente Sangalli che lo aveva brevemente preceduto sul palco: «Ha parlato con amarezza, sofferenza e tormento...sembrava dovesse dare l’annuncio di un evento luttuoso tanto era il suo rammarico per dovervi dire una cosa che neanche vi ha detto, e cioè che il presidente Berlusconi non sarebbe venuto».

«PREMIER RAMMARICATO» - Letta ha poi ricordato che Berlusconi «non è mai mancato ad un’assemblea di Confcommercio, è sempre stato presente sia quando era al Governo, sia quando non lo era, perché qui tra di voi, si sente a casa, perché è vostro amico». Inoltre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha sottolineato il «rammarico» del premier «per aver mancato l’appuntamento con il suo amico Carluccio Sangalli, a cui lo lega un’amicizia di lunghissima data che nasce dal Milan e una vicinanza spirituale». «Se fosse riuscito a venire oggi a questa assemblea che è l’ultima del mandato di Sangalli, Berlusconi vi avrebbe detto - ha aggiunto Letta rivolgendosi alla platea - di tenervelo stretto perché è difficile trovare un presidente che dia voce ad una categoria così importante con l’autorevolezza la competenza e il prestigio di Sangalli».



(ANSA) - ROMA, 24 GIU - Il premier Silvio Berlusconi ha partecipato questa sera al ricevimento organizzato dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. La ricorrenza privata si e' svolta alla Terrazza del Vittoriano, a Roma. Al ricevimento, tra i tanti invitati, sono presenti anche l'esponente del Pd Francesco Rutelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, i giornalisti Bruno Vespa e Antonio Polito. Presente anche il presidente della Rai Paolo Garimberti.

giovedì 18 giugno 2009

Il testamento tedesco

(ANSA) - BERLINO, 18 GIU - Il Parlamento tedesco ha approvato la legge sul bio-testamento, che impone ai medici di rispettare alla lettera i desideri dei pazienti. Le volonta' andranno rispettate anche se questo dovesse significare la morte degli assistiti. Con 317 voti a favore e 223 contrari, il Bundestag ha dato cosi' il via libera a una legge che, negli ultimi sei anni, e' stata oggetto in Germania di un intenso dibattito fra leader politici, medici, avvocati, teologi e opinione pubblica.

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-06-18_118394770.html

mercoledì 27 maggio 2009

Liberté, égalité, impunité

Saranno i soliti comunisti, o forse siamo noi a non preoccuparci abbastanza?

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Attacco dalla stampa straniera - Financial Times, The Indipendent e El Pais - al governo italiano e in particolare a Berlusconi. 'Non e' un fascista' ma rappresenta un 'pericolo, in primis per l'Italia, esempio negativo per tutti', scrive il Financial Times.In Italia 'c'e' un costante degrado delle istituzioni democratiche', fa eco l'Independent mentre il quotidiano spagnolo El Pais denuncia che le ultime decisioni del governo rivelano 'un'escalation inquietante di impunita' morale'.

mercoledì 20 maggio 2009

La fuga dei cervelli

I laureati stranieri snobbano l’Italia
Ne arrivano di più in Turchia

Xenofoba non per razzismo ma per pi­grizia, clientelismo, gelosia accademica e professionale. Risultato: su 20 milioni di laureati dei paesi Ocse che arricchisco­no i paesi nei quali si sono trasferiti, quelli che hanno scelto l’Italia sono lo 0,7%. Meno di quanti hanno scelto la Tur­chia. Un dato umiliante. Che emerge da un dettagliatissimo rapporto che animerà sabato a Pisa il convegno «Brain Drain and Brain Gain» (un gioco di parole sui cervelli in fuga e cervelli guadagnati) or­ganizzato alla Scuola Superiore «Sant’An­na » dalla fondazione Rodolfo Debenedet­ti con la partecipazione, tra gli altri, di Maria Stella Gelmini. Intitolato «La batta­glia dei cervelli: come attrarre i talenti» e curato da ricercatori di vari paesi (Her­bert Brucker della IAB, Simone Bertoli dell’Istituto Universitario Europeo, Gio­vanni Facchini della Statale di Milano), Anna Maria Mayda della Georgetown University e Giovanni Peri della califor­niana University of Davis), il rapporto esamina «le conseguenze della competi­zione internazionale per la manodopera altamente qualificata dal punto di vista dei paesi che ricevono i talenti». E i nu­meri, che sono sì del 2001 (ultimo censi­mento disponibile) ma sono inediti per­ché elaborati in questi mesi, ci fanno ar­rossire. Vi si spiega infatti che, a causa dell’«at­tuale sistema a quote» che «non mira a selezionare i lavoratori più qualificati», gli stranieri laureati che vivono da noi «sono il 12% del totale, di cui solo l’1,8% possiede anche una specializzazione post-laurea».

Si tratta della percentuale più bassa tra i paesi dei quali sono dispo­nibili i dati del censimento. Di più: «Gli stranieri che arrivano nel nostro Paese sono mediamente più istruiti degli italia­ni, ma meno degli immigrati che si diri­gono in altri Paesi europei, soprattutto in quelli che adottano politiche di immi­grazione selettive». Qualche esempio? In Italia ogni cento laureati nazionali ce ne sono 2,3 stranieri contro una media Oc­se di 10,45. Negli Usa ce ne sono 11 ab­bondanti, in Austria 12, in Svezia 14, in Olanda e Gran Bretagna 16, in Nuova Ze­landa 21, in Canada 25, in Irlanda 26, in Australia addirittura 44. Va da sé che il rapporto fra «cervelli» che esportiamo e importiamo è perden­te. I laureati italiani che se ne sono anda­ti a lavorare nei 30 paesi Ocse sono 395.229. Quelli che hanno fatto il percor­so inverso 57.515. Con un saldo negati­vo di 337.714 «dottori». Saldo che, an­che ad aggiungere gli 84.903 laureati arri­vati da paesi non Ocse, resta altissimo: ci mancano 252.811 «teste». Gente che, mentre importavamo mungitori di muc­che pakistani e raccoglitori di pomodori nigeriani, ha regalato intelligenza, prepa­razione, fantasia a università e istituti di ricerca e aziende e sistemi professionali meno arroccati dei nostri. Certo, non siamo i soli ad avere un sal­do in rosso. Anche la Francia per esem­pio, rispetto al panorama import-export all’interno dell’Ocse, è sotto di circa 70mila «cervelli».

La Spagna di 43mila, l’Olanda di 84mila, la Germania addirit­tura di 370mila. Ma tutte queste grandi nazioni (tran­ne la Gran Bretagna, sulla quale pesa la storica emorragia verso l’ex colonia ame­ricana) non solo attirano molti ma molti più laureati di noi ma recuperano con l’immigrazione qualificata dai paesi non Ocse fino ad andare in attivo. Peggio di noi stanno solo la Corea, il Messico e la Polonia. Quanto ai poli di attrazione, fanno in­vidia il Canada (che tra immigrati laurea­ti di paesi Ocse e non Ocse va in attivo di due milioni e 200 mila unità), l’Australia (in attivo di un milione e 520mila) e gli Stati Uniti, capaci di attrarre complessi­vamente quasi dieci milioni di «dottori» stranieri. Una forza d’urto intellettuale, scientifica, professionale impressionan­te. Che straccia ogni confronto. E che proprio in momenti di crisi quale questo rischia di pesare come l’enorme differen­za tra loro e noi. Con le nostre università piene di mogli, figli e cognati. I nostri istituti di ricerca asfissiati da conti­nui tagli di bilancio. Le nostre azien­de familiari dove il padre preferi­sce passare al figlio, magari un po’ «mona», piuttosto che affidar­si a «forestieri». I nostri Ordini sbarrati con i catenacci verso i giovani «intrusi».

Certo, quelle degli altri sono società «multietniche». Che qualcuno, da noi, guarda con fa­stidio. Ma ce la possiamo per­mettere una società ermetica­mente chiusa e protetta non so­lo dalle motovedette ma anche dai vigilantes degli orticelli scientifici e professionali in un mondo in cui, come spiegava l’al­tra settimana sul «Sole 24 ore» Giorgio Barba Navaretti, i lavoratori immigrati sono «uno ogni quattro in Australia, ogni sei negli Usa, ogni nove in Gran Bretagna e ogni quindici in Ita­lia »? Certo è che i risultati sono lì, nella tabella del rapporto di Pisa: dei 20.426.737 «cervelli» del gruppo Ocse che si sono sparpagliati per il mondo con­tribuendo alla ricchezza dei paesi prescel­ti, più della metà sono finiti negli Usa, un settimo nel Canada, un dodicesimo in Au­stralia. E solo 7 su mille (sette su mille!) hanno scelto la penisola di Leonardo Da Vinci, Antonio Meucci, Enrico Fermi che non a caso forse se n’erano andati loro pure all’estero. Fate voi i conti: di questo immenso patrimonio umano e intellet­tuale mondiale siamo riusciti ad attinge­re sette gocce: la metà della Svizzera, un quarto della Francia, un settimo della Germania, un nono della Gran Bretagna. E meno male che abbiamo il sole, Vene­zia, Capri, la pizza, il prosecco...

http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_20/laureati_stranieri_stella_2902733a-450c-11de-982b-00144f02aabc.shtml

martedì 19 maggio 2009

2 notizie 2

Per renderci conto di come siamo assuefatti all'illegalità...

(ANSA) - MILANO, 19 MAG 13:26 -L'avvocato Mills condannato per corruzione in atti giudiziari agi' da falso testimone per consentire a Berlusconi l'impunita' dalle accuse.E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il legale inglese a 4 anni e 6 mesi.La posizione di Berlusconi era stata stralciata perche' i giudici di Milano hanno trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale per una pronuncia sul cosidetto Lodo Alfano che riguarda le quattro piu' alte cariche dello Stato.

(ANSA) - LONDRA, 19 MAG 13:00- Il presidente della Camera dei Comuni britannica Michael Martin, travolto dalle polemiche sui rimborsi ai deputati, si dimettera' oggi. Lo riferiscono i media britannici. Il presidente e' stato ieri attaccato in aula da molti deputati che ne hanno chiesto le dimissioni per la sua gestione della vicenda, in cui soldi pubblici sono stati usati dai membri della Camera per pagare manutenzione di piscine, giardinieri, e persino lampadine nelle seconde case.

mercoledì 1 aprile 2009

Il popolo delle ambiguità/2

Al congresso fondando il Partito della Libertà il Premier reinterpreta il suo passato

Ieri sera, a Roma, più di 6000 delegati si sono alzati in piedi per applaudire Silvio Berlusconi, il leader e magnate che ha riscritto la storia contemporanea italiana. Il Cavaliere ha annunciato la fondazione del Popolo della Libertà, la fusione del suo partito antipartitico, Forza Italia, con la postfascista Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, ed altre formazioni minori.

In 85 minuti, Berlusconi ha fatto un bilancio storico della sua carriera politica. È stato un discorso lungo, serio, noioso, senza battute né sorprese. Alla fine ha lasciato intravedere (ma questo lo spiegherà domenica) che la Costituzione italiana deve essere cambiata per “accorciare i tempi dell’esecutivo”.

Com’era previsto, ha ringraziato Fini per la collaborazione di questi anni (grande ovazione) e Umberto Bossi, alleato della Lega Nord (timidi applausi), ha reso omaggio al Papa, agli Stati Uniti e, al più acclamato di tutti, Bettino Craxi, il “carissimo amico” che riuscì a far sì che le sue reti televisive creassero un duopolio con la RAI. Quindici anni fa, quando Berlusconi decise di entrare in politica, il Partito Socialista di Craxi, che aveva generosamente finanziato, stava marcendo in un mare di corruzione. Craxi fuggì dal paese e Berlusconi creò Forza Italia, reclutando, come ha ricordato il suo scudiero siciliano Marcello Dell’Utri, tutti i dipendenti di Publitalia per riempire le liste.

Dopo l’era di Mani Pulite, nel 1994 il Cavaliere vinse le elezioni, ma durò solo pochi mesi al Governo. Dopo venne la “traversata del deserto”, decine di processi contro di lui, le sue imprese ed i suoi collaboratori. Berlusconi se l’è sempre cavata, qualche volta assolto, altre volte grazie alla prescrizione, altre per amnistia, altre ancora perché il reato contestatogli aveva smesso di essere tale grazie ad una legge approvata da lui stesso.

Oggi, niente di tutto ciò importa più. Alla maggioranza degli italiani il conflitto di interessi non importa nulla. Il Cavaliere non ha parlato dei suoi trascorsi giudiziari nel suo discorso, salvo per far cenno alla “magistratura comunista”. Padrone di un impero finanziario, mediatico, editoriale, calcistico e cinematografico, Berlusconi si sente immune. Per una ragione. Governa senza opposizione.

http://italiadallestero.info/archives/4301

http://www.elpais.com/articulo/internacional/Silvio/Berlusconi/reescribe/historia/elpepiint/20090328elpepiint_8/Tes

lunedì 30 marzo 2009

Il popolo delle ambiguità

Propongo un simpatico giochino: trovare le differenze tra i due articoli. Il primo è del 10 dicembre 2007, il secondo del 28 marzo 2009.

ROMA - Volano parole grosse nel centrodestra dove esplode il risentimento di Fini contro Berlusconi: «Siamo alla comica finale», sbeffeggia il leader di An che attacca anche Veltroni per la sintonia con il Cavaliere sul progetto di riforma elettorale proporzionale. «Non lo faremo passare mai», proclama Fini che rilancia il sistema francese e avverte: se si va al referendum la Cdl dovrà sedersi attorno a un tavolo per discutere la lista e il programma elettorale. Con l' altolà al Vassallum Fini si candida a capofila di tutti coloro che sono contrari all' accordo fra Veltroni e Berlusconi, e per questo si prende gli applausi non solo di Buttiglione, ma anche di alcuni prodiani doc, conquistati dalla posizione bipolarista del leader di An e la disponibilità di Diliberto: «Per il sistema delle regionali parlerei anche con il demonio». Nello stesso tempo Fini non chiude la porta a una ipotesi di federazione del centrodestra e soprattutto tiene aperta la strada a una ripresa dei rapporti in caso di referendum e di voto anticipato. E quando si arriverà a votare, per Tremonti la Cdl tornerà assieme. Dalla tribuna dell' Assemblea di An, Fini usa però toni taglienti e per nulla concilianti. Stretto fra le seduzioni che Berlusconi esercita sul popolo della destra e le suggestioni nostalgiche della Destra di Storace, Fini fa leva sull' orgoglio di partito. «Spero che sia per tutti chiaro che, almeno per me, non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà». Chiusa con «parole volutamente chiare» l' ipotesi berlusconiana, Fini difende la propria scelta autonoma e irride il Cavaliere: «Lui che adesso accetta di discutere sulla legge elettorale, ci ha risposto senza rispetto e quasi sfidando il ridicolo ci ha detto "ho fondato il Pdl, scioglietevi, bussate, venite e vi sarà aperto...". Comportarsi in questo modo non ha a che fare con il teatrino della politica, significa essere alle comiche finali». La fine della Cdl, quindi, non è dovuta per Fini «ad un impazzimento della situazione, ma ad una scelta politica ben precisa fatta nel corso del tempo dal presidente Berlusconi». La risposta di Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, esprime il disappunto di Forza Italia: «Siamo veramente dispiaciuti per questa inattesa e grave caduta di stile», dice Bonaiuti secondo cui l' ex premier «non ha mai lanciato offese nè contro An nè contro Fini. Ha soltanto chiesto a Fini e ad An di unirsi a questa nuova avventura della democrazia o di restare comunque alleati nel centrodestra. Forse - conclude Bonaiuti sottolineando i consensi che raccoglie il Cavaliere - per qualcuno varrebbe la pena di fermarsi a riflettere sul fatto che offendendo Berlusconi e la sua nuova formazione politica si offende un terzo degli italiani e addirittura i due terzi dei cittadini che votano per il centrodestra». A Bonaiuti replica il portavoce di Fini Andrea Ronchi: «Avanzare proposte, fare delle critiche, chiedere risposte è l' Abc della politica. Dove sono gli insulti? E se Bonaiuti ritiene offensiva la battuta "siamo alle comiche finali", questa lo è al pari dei "professionisti del teatrino della politica"». Per un Bossi che di Berlusconi si fida «con cautela, anche perché ultimamente ha dato un po' fuori», c' è Fini che non si fida affatto e rilancia il progetto di Alleanza per l' Italia. Ma tutto passa attraverso la riforma elettorale o il referendum. E Fini sfida anche Veltroni riproponendo il doppio turno alla francese: «Se invece Veltroni continua a lavorare sul Vassallum, allora non dica che An non ha proposte. Dica invece che preferisce un accordo con Berlusconi».

ROMA - L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il «no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tocca al presidente della Camera scaldare la platea dei delegati. Il numero uno di Montecitorio parla per 50 minuti e incassa 60 applausi, ma anche le critiche di una parte del Pdl sul tema della laicità. Al termine del discorso il premier sale sul palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea. Il Cavaliere ha apprezzato il passaggio anche sulla necessaria laicità delle istituzioni in merito al ddl sul testamento biologico, anche se i dubbi espressi da Fini sono stati mal digeriti dall'ala cattolica, con Schifani che ha sottolineato: «La laicità non sia omissione di responsabilità».

«GRAZIE AL PREMIER» - «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse».

STATO ETICO E STATO LAICO - Pur riconoscendo di essere «in posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico», ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità - ha aggiunto - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa».

COSTITUZIONE E REFERENDUM - Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum».

STRANIERI - Quanto all'immigrazione, il presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato, un bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati, altrimenti c'è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l'angolo». Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari.

OMAGGIO A MARTINAT - Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario Ugo Martinat, scomparso nella notte. Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera.

[...]

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/12/10/fini-attacca-berlusconi-siamo-alla-comica-finale.html

http://www.corriere.it/politica/09_marzo_28/congresso_pdl_seconda_giornata_396a537a-1b7f-11de-85db-00144f02aabc.shtml

domenica 8 marzo 2009

L'importanza delle intercettazioni

Germania. Il deputato Jorg Tauss viene indagato per mesi per pedopornografia, con intercettazioni telematiche (gli leggono le mail) e incroci di tabulati telefonici. Senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento, onde evitare di informarlo che era controllato. L’altro giorno, a fine indagine, i giudici han chiesto ex post al Bundestag il permesso di usare intercettazioni e tabulati, nonché di perquisire l’ufficio dell’onorevole. La polizia ha atteso davanti alla porta della stanza il voto dei deputati, che è giunto in tempo reale. Dopodichè è scattata la perquisizione. Se le prove a suo carico saranno confermate, Tauss verrà cacciato dal partito e dal Parlamento.

Italia. Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv. I giudici vogliono usare le telefonate per indagare Latorre per concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Il Senato risponde picche, perché Latorre non è indagato. Ma la legge Boato prevede che le telefonate siano inutilizzabili, salvo autorizzazione del Senato. Senza la quale Latorre non potrà mai essere indagato. Intanto la gip che osò chiedere il permesso, Clementina Forleo, è stata cacciata da Milano. Latorre invece resta vicecapogruppo del Pd. Forza Pd. Anzi, Forza Italia.

Marco Travaglio (Da l'Unità, 8 marzo 2009)

martedì 3 marzo 2009

Il calo dei prezzi...al Senato

ROMA - Il pranzo per i senatori a 1 euro e 50? Un episodio di bullismo parlamentare, un malcostume contro cui urgono misure di buoncostume, tanto più in epoca di crisi. Antonio Di Pietro denuncia la vergogna varata a Palazzo Madama e sottolinea: «Come nel caso dei pianisti, i parlamentari che votano per gli assenti per rubarsi 250 euro al giorno, c'è bisogno di interventi di buoncostume. Questa è la vera vergogna italiana. Così si dà il cattivo esempio ed è chiaro che poi diventano tutti bulli. Con i bulli che abbiamo in Parlamento e al governo, così succede».

CAFFÈ A 42 CENTESIMI - Di Pietro ce l'ha con il calo del 20% dei prezzi della buvette: ora il caffè costa 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi. Il ribasso ha interessato anche i prezzi del ristorante: un primo piatto è passato da 1,80 a 1,50 euro. I questori del Senato hanno detto che il ribasso dei prezzi non incide sulle casse pubbliche ed è dovuto all'unificazione dell'appalto per bar e ristorante. «Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti» ha spiegato il questore Benedetto Adragna.


http://www.corriere.it/politica/09_marzo_03/dipietro_pranzo_senatori_bullismo_bb3dcdba-07e7-11de-805b-00144f02aabc.shtml

Il calo dei prezzi...al Senato

ROMA - Il pranzo per i senatori a 1 euro e 50? Un episodio di bullismo parlamentare, un malcostume contro cui urgono misure di buoncostume, tanto più in epoca di crisi. Antonio Di Pietro denuncia la vergogna varata a Palazzo Madama e sottolinea: «Come nel caso dei pianisti, i parlamentari che votano per gli assenti per rubarsi 250 euro al giorno, c'è bisogno di interventi di buoncostume. Questa è la vera vergogna italiana. Così si dà il cattivo esempio ed è chiaro che poi diventano tutti bulli. Con i bulli che abbiamo in Parlamento e al governo, così succede».

CAFFÈ A 42 CENTESIMI - Di Pietro ce l'ha con il calo del 20% dei prezzi della buvette: ora il caffè costa 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi. Il ribasso ha interessato anche i prezzi del ristorante: un primo piatto è passato da 1,80 a 1,50 euro. I questori del Senato hanno detto che il ribasso dei prezzi non incide sulle casse pubbliche ed è dovuto all'unificazione dell'appalto per bar e ristorante. «Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti» ha spiegato il questore Benedetto Adragna.


http://www.corriere.it/politica/09_marzo_03/dipietro_pranzo_senatori_bullismo_bb3dcdba-07e7-11de-805b-00144f02aabc.shtml

lunedì 2 marzo 2009

L'ovvio problema delle ronde

ROMA — La definizione non lascia spazio agli equivoci: «Misura impraticabile». Così il Cocer dei carabinieri boccia le ronde e chiede un incontro al capo dello Stato e al presidente del Consiglio «per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi». Fanno sponda i sindacati di polizia, in particolare il Silp Cgil e il Sap (che da Torino denuncia: «I partiti cercano di lottizzare le ronde, per noi un ruolo di badanti»), che al governo si appellano affinché «non sia convertita in legge quella norma». Il fronte contrario è compatto, soprattutto dopo quanto è avvenuto a Padova con la rissa tra i leghisti di «Veneto Sicuro» e gli antagonisti del centro sociale «Pedro» e la Digos in mezzo a cercare di dividere i contendenti. E tenendo conto di quanto potrebbe avvenire nei prossimi giorni, con le associazioni di cittadini che in molte città si stanno organizzando per pattugliare parchi e strade.

A Napoli, dove gli abitanti del quartiere dove è stato arrestato Pasquale Modestino per lo stupro su un dodicenne avevano già annunciato ronde antipedofili, in tanti hanno chiamato il numero verde della Protezione civile, per chiedere una presenza davanti alle scuole dei propri figli. Oggi il debutto. Favorevole il sindaco di Cicciano, contrario quello di Massa di Somma, i Comuni che sono stati teatro delle ultime violenze. La rappresentanza dell'Arma è chiara: «Non è così che si risolvono i problemi della sicurezza». Un lungo comunicato entra nel dettaglio di quanto avvenuto nelle ultime ore e poi chiede risorse economiche «assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie alle forze dell'ordine», ma anche potenziamento degli organici perché «non si possono istituire ronde di vigilanza quando tra poliziotti e carabinieri mancano quasi 10 mila uomini». Per il Cocer «l'impianto sicurezza dev'essere basato su due pilastri fondamentali: l'incremento consistente delle risorse economiche al fine di migliorare gli standard operativi, logistici e tecnologici delle forze di polizia; la creazione immediata di nuovi istituti di pena al fine di scongiurare nuovamente l'ipotesi di un indulto, vanificando i notevoli sacrifici di magistrati, poliziotti e carabinieri».

Nei giorni scorsi i sindacati di polizia avevano espresso critiche forti sulla scelta di inserire le ronde nel decreto legge. E adesso Claudio Giardullo del Silp-Cgil ribadisce «la necessità di ripensare questa norma, perché bisogna evitare che la gente si faccia male per strada, ma soprattutto impedire che la gestione della sicurezza sia affidata ai partiti. E invece proprio questo sta avvenendo, con ronde politicizzate che non possono garantire né sul piano dell'imparzialità né su quello della professionalità». In ogni caso «è urgente, visto che il provvedimento è in vigore, varare il regolamento di attuazione in modo da vietare sponsor economici e politici e fissare le regole sugli equipaggiamenti. Bisogna impedire che la gente vada in giro con cani, bastoni, spray urticanti, caschi». Anche il segretario del Sap Nicola Tanzi evidenzia le difficoltà e sottolinea come «i centralini di questure e comandi dei carabinieri, così come i numeri di emergenza siano intasati dalle chiamate di chi segnala situazioni e chiede l'intervento delle forze dell'ordine. Noi non riusciamo a fare fronte e quando non arriviamo in tempo c'è chi interviene da solo. Una spirale pericolosa che va fermata con la massima urgenza».

http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_02/ronde_carabinieri_fiorenza_sarzanini_30744f74-06f7-11de-99a0-00144f02aabc.shtml

domenica 1 marzo 2009

Intervista a Gioacchino Genchi

Dal blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it)

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Qui il video dell'intervista.

lunedì 23 febbraio 2009

La relativizzazione del buon senso e il sonno dell'opinione pubblica

Come tutti sicuramente sanno, l'avvocato inglese David Mills è stato condannato in primo grado per aver ricevuto 600.000 euro dall'on. Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi in cui quest'ultimo era imputato. La notizia di oggi invece sono le dimissioni del ministro della giustizia spagnolo, dopo le contestazioni ricevute per aver partecipato ad una battuta di caccia con un magistrato che sta svolgendo un'inchiesta sulla corruzione all'interno del partito "opposto" a quello rappresentato dal ministro. Noto invece con piacere che, a parte i soliti noti (vedi Travaglio, ecc.), nessuna voce si è alzata per far notare all'on. Berlusconi la condanna di Mills. Non servono ulteriori commenti, riporto la notizia delle dimissioni del ministro dal sito del Corriere della Sera:

Si è dimesso (ed è già stato sostituito) il ministro della Giustizia spagnolo Mariano Fernandez Bermejo: il Guardasigilli di José Luis Zapatero era stato al centro di furiose polemiche nelle ultime settimane per aver partecipato a una battuta di caccia assieme al giudice Baltasar Garzon, proprio nei giorni in cui il magistrato aveva aperto un’inchiesta su corruzione e tangenti in ambienti vicini al Partido popular, il principale movimento di opposizione al premier Josè Luis Zapatero. (Pp).

MALCONTENTO E SCIOPERO - A questo fatto, per il quale i popolari avevano subito chiesto le dimissioni di Bermejo per «uso politico della giustizia», si è sommata la circostanza emersa la scorsa settimana che il ministro non aveva la licenza per cacciare nella regione autonoma dell’Andalusia. Bermejo era stato anche il bersaglio di una protesta dei giudici in tutto il paese per le condizioni della giustizia in Spagna: dopo mesi di incubazione, questa è esplosa mercoledì scorso nel primo sciopero dei giudici nella storia della Spagna.

CAAMANO È IL NUOVO MINISTRO - Il nuovo ministro della Giustizia spagnolo è il 46enne Francisco Caamano Dominguez, Segretario di stato negli ultimi 5 anni. «Speriamo abbia fortuna: è impossibile fare peggio di Bermejo» ha detto il leader del Partido popular (Pp) Mariano Rajoy, salutando come «una buona notizia» le dimissioni di Bermejo. Rajoy, che negli ultimi giorni aveva chiesto innumerevoli volte la rinuncia dell'ormai ex Guardasigilli, ha definito come priorità per la Giustizia «garantire l’imparzialità dei giudici e dare più mezzi alla Giustizia».

http://www.corriere.it/esteri/09_febbraio_23/dimissioni_ministro_spagnolo_f6462726-01a8-11de-91dc-00144f02aabc.shtml

lunedì 9 febbraio 2009

La Costituzione e il rispetto delle leggi

In questo periodo buio della legalità nel nostro paese, vorrei riportare alcuni articoli della Costituzione Italiana, che contiene gli unici princìpi che ogni cittadino italiano deve rispettare:

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

[...]

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

[...]

Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

[...]

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

[...]

Art. 30.

[...]

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

[...]

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


Art. 33.

[...]

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

[...]

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

[...]

Art. 54.

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Art. 100.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

[...]

Art. 112.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.


Questi sono alcuni degli articoli che personalmente ritengo non siano sempre rispettati. Se qualcuno vuole qualche spiegazione riguardo anche ad uno solo di essi, me lo faccia sapere, e gli comunicherò la (o le) fonti che mi fanno pensare a violazioni passate, presenti, e presunte future.

giovedì 15 gennaio 2009

L'assenteismo dei dipendenti pubblici

Da un pò di tempo a questa parte, il governo italiano si sta impegnando nella lotta all'assenteismo dei dipendenti pubblici. Qui di seguito riporto un articolo del Corriere della Sera, che riguarda un provvedimento analogo del Parlamento Europeo contro i deputati assenteisti.

Battaglia anti-assenteisti ,
a Strasburgo il Pdl vota contro

Passa la risoluzione del radicale Marco Cappato: l’attività dei politici sia resa pubblica sul web

«Basta assenteismo!», tuona da mesi la destra, nella scia del ministro Renato Brunetta. Giusto: al di là di certe forzature, è una battaglia che andava fatta. Ieri mattina però, a Strasburgo, il Pdl ha perso l’occasione per dare un segnale di coerenza. E si è schierato in massa contro una risoluzione, approvata a schiacciante maggioranza, che impegna il Parlamento europeo a mettere online le presenze degli eurodeputati per smascherare gli assenteisti.

Sono anni che sul tema della svogliatezza con cui i nostri deputati partecipano ai lavori dell’assemblea di Strasburgo si accendono improvvise fiammate polemiche. Tanto più per il contrasto abbagliante tra questa svogliatezza e le spettacolari buste paga che incassano. Basti rileggere la tabella dell’indennità di base pubblicata ne Il costo della democrazia da Cesare Salvi e Massimo Villone: un parlamentare polacco prende 28.056 euro, uno spagnolo 39.463, uno svedese 61.704, un francese 63.093, un britannico 82.380, un tedesco 84.108, un italiano 149.215. Quindici volte più di un ungherese, tre volte più di un portoghese, una volta e mezza più dell’austriaco, secondo classificato. E non basta: alla retribuzione base vanno aggiunti i benefit e le indennità di spese generali, di soggiorno, di viaggio e quelle per i portaborse che portano il totale, nel caso degli italiani, a una cifra fra i 30.000 e i 35.000 euro. Un sacco di soldi.

Il guaio è che i nostri europarlamentari non sono solo i più pagati. Sono anche, tradizionalmente, i più assenteisti di tutto il continente. Lo ricorda un’inchiesta dell’Europeo del ’93, dove si raccontava che in tutto l’anno precedente il pidiessino Achille Occhetto non aveva partecipato neppure a una seduta, il dc Antonio Jodice a 3, il Psdi Antonio Cariglia a 4, la rifondarola Dacia Valent a 7 e così via... Lo ribadiscono i reportage del Giornale del 1997 (occhiello ironico: «sulle tracce del nostri eurodeputati») o de l’Espresso del 2001: «Su 87 europarlamentari italiani, 26 hanno partecipato a meno di metà delle centouno sessioni plenarie, 15 non hanno mai preso la parola in aula, 27 hanno partecipato a meno del 20% delle sedute della propria commissione, 13 non hanno mai presentato un’interrogazione... ».

Nel 2004 l’Università tedesca di Duisburg si prese la briga di elaborare uno studio capillare sulla legislatura che si chiudeva: alle sessioni di voto la presenza italiana era stata del 56,2%, contro l’80,9 dei greci o l’82,5% dei tedeschi. Un’inchiesta delle Acli dava dati leggermente diversi, ma non meno disastrosi: ai primi posti per presenze c’erano i parlamentari finlandesi (89,5%), belgi (89,3%), olandesi (88,7%) e gli ultimi, come sempre, erano i nostri, col 68,6%: tredici punti sotto i penultimi, che risultavano francesi col 79,5%.

E adesso? Boh... Scottati dai dati che svergognavano gli eletti all’assemblea, i depositari delle informazioni sono diventati via via più avari di notizie. Al punto che quando l’eurodeputato radicale Marco Cappato, in ottobre, chiese ufficialmente di vedere le tabelle delle presenze per fare luce sulla realtà dopo mille polemiche (come quella che aveva visto Renato Brunetta, accusato da un sito Internet di essere stato lui pure un po’ discolo a Strasburgo, fare fuoco e fiamme spiegando di avere partecipato negli ultimi anni al 66,9% delle sedute) il segretario generale Harald Rømer gli rispose picche: poteva chiedere solo i dati suoi. Fine: «Non esiste alcun documento consolidato che riporti il numero totale di presenze per deputato alle diverse riunioni ufficiali» e il regolamento «non obbliga in alcun modo le Istituzioni a creare documenti per rispondere ad una richiesta».

Una risposta burocraticamente impeccabile, ma politicamente reticente. Ricevuta la quale il parlamentare, convinto che le democrazie «basate sulla preminenza del diritto sono tenute all’osservanza del principio della pubblicità», ha presentato una risoluzione per impegnare l’Europarlamento alla massima trasparenza. Quello centrale è il punto 5. Che sprona a «varare, prima delle elezioni europee del 2009, un piano d’azione speciale per assicurare sul proprio sito web, ad esempio nel quadro dell’iniziativa e-Parlamento, una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni». Gli obiettivi nel mirino sono soprattutto due. Primo: «attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca». Secondo: «le indennità e le spese dei deputati, conformemente alla posizione assunta dal Mediatore», cioè il difensore civico europeo, «nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE ».

Bene: la risoluzione è passata. Con una maggioranza larghissima: 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. Evviva. Ma è la lettura degli elenchi di come hanno votato questo e quel parlamentare a essere particolarmente istruttiva. Il centro- sinistra italiano, memore della legnata alle elezioni di aprile dove lasciò che il tema dei tagli ai costi della politica fosse impugnato dalla destra, è stato infatti compatto: dagli ex margheritini ai comunisti al cane sciolto Gianni Rivera. Tutti favorevoli e nessun contrario. La destra, invece, si è spaccata. E se i leghisti Erminio «Obelix» Boso e Mario Borghezio hanno votato a favore della trasparenza insieme coi «neri» Roberto Fiore e Luca Romagnoli, il «pensionato» Carlo Fatuzzo, il ciellino Mario Mauro e Jas Gawronski, i rappresentanti del Pdl si sono massicciamente trincerati sul no. Sia i forzisti berlusconiani (dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, da Guido Podestà a Elisabetta Gardini, da Lia Sartori fino a Beppe Gargani) sia i nazional- alleati Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella. Potete scommettere che oggi diranno in coro che no, il loro voto contro la risoluzione per la massima trasparenza non era contro la massima trasparenza e a favore del top-secret sugli assenteisti e che aveva delle serissime motivazioni e che la sinistra è stata compatta solo per motivi strumentali eccetera eccetera eccetera. Ma il punto resta: che messaggio arriva agli italiani, dopo mesi di furenti invettive contro l’assenteismo altrui?

G.A. Stella

http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_15/gian_antonio_stella_battaglia_anti_assenteisti_024dfa3c-e2d5-11dd-abc2-00144f02aabc.shtml