domenica 4 ottobre 2009

Il condono - pardon, lo scudo fiscale

I condoni «mai più»
e gli incassi dimenticati

Cinque anni dopo non ancora riscossi 5,2 miliardi della misura del 2003. Ogni volta la promessa: sarà l’ultimo. Risultati quasi sempre al di sotto delle stime

Non chiamatelo condono. D’accor­do, si potranno rimpatriare i denari sot­tratti al fisco pagando il 5%, meno di un quarto della più bassa aliquota Ir­pef. D’accordo, con quel misero 5% si potranno sanare reati penali e al riparo dell’anonimato. Ma non chiamatelo condono. Come potete chiamarlo, allo­ra? Forse «un intervento che rientra nella strategia concordata a livello in­ternazionale per combattere i paradisi fiscali», come l’ha definito Giulio Tre­monti? O «sistemazione del passato», secondo lo strepitoso suggerimento del compianto deputato nazional allea­to Pietro Armani? Ma potreste anche non chiamarlo affatto. «I condoni fatti da questo governo sono stati pochissi­mi e per casi limitatissimi. È la sinistra, con la sua propaganda, a parlare di con­doni, in realtà mai avvenuti». Mai avve­nuti. Lo disse il Guardasigilli Roberto Castelli il 31 marzo del 2006 a Radio An­ch’io. Di lì a poco anche il nuovo gover­no di centrosinistra di Romano Prodi avrebbe fatto il suo bravo condono (l’indulto), ma sul fatto che durante i cinque anni precedenti non si fossero fatti condoni, beh… In un rapporto del novembre 2008 sulle sanatorie fiscali la Corte dei conti ne ha contati 13, soltanto fra il 2003 e il 2004. E lì i magistrati contabili non hanno avuto timore a chiamare «con­dono » anche il primo scudo fiscale, pa­pà della nuova sanatoria per i capitali illegalmente esportati. Quella che l' Av­venire , il quotidiano dei vescovi, che ha definito «una beffa» perpetrata dal «furbetto del governino» dopo essere stato allargato in Parlamento anche ai reati penali. Una bella botta per Tre­monti, che avendo all’inizio escluso tas­sativamente la non punibilità di nefan­dezze tipo il falso in bilancio, si è poi rassegnato: «Senza le modifiche del Parlamento lo scudo sarebbe stato un suicidio». Un suicidio? Già, «sarebbe stato un’autodenuncia penale».

Ci sarebbe da domandarsi che fine abbiano fatto le telecamere alle frontie­re (con la Svizzera?) che aveva promes­so di installare dopo il primo «scudo fi­scale del 2002-2003» per pizzicare gli spalloni che avessero continuato a fro­dare il fisco. Ma comunque, evviva la sincerità del ministro dell’Economia. Ma quella del deputato del Pdl Michele Scandroglio non è forse sincerità? «Non c'è dubbio che la teoria dei con­doni sia passibile di critiche. Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito: gli italiani sono anche questo. Noi dob­biamo rappresentare al meglio la realtà che abbiamo, si fa quello che si può con quello che siamo».

Poco prima delle elezioni del 2008 Tremonti ha giurato davanti alle teleca­mere di Repubblica Tv: «Oggi non ci so­no più le condizioni per fare i condoni, che non certo ho fatto volentieri ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato». Concetto ribadito addirittura dal futu­ro premier Silvio Berlusconi, questa volta durante una video chat con il Cor­riere. it: «Basta con la stagione dei con­doni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all'elusione e all'evasio­ne fiscale». (31 marzo 2008). Adolfo Ur­so, esponente di An ora viceministro, dichiarava un paio di mesi prima: «Ven­go dalla cultura della legalità della de­stra e dico: mai più condoni di nessun tipo, nemmeno l’indulto».

Poi, quando l’Unione europea boc­ciò il condono Iva varato dal preceden­te esecutivo di centrodestra nel 2003 ri­tenendo che avesse «seriamente» dan­neggiato il mercato comune e favorito i contribuenti colpevoli di frode fisca­le, Tremonti commentò: «Messaggio ri­cevuto, per il futuro è impegno del go­verno escludere provvedimenti del ti­po oggetto della sentenza». (luglio 2008).

Ma non si potrebbe dire che il mini­stro dell’Economia non avesse mai ma­­nifestato ostilità verso le sanatorie. Di­ciotto anni fa, mentre l'ultimo governo di Giulio Andreotti stava per approva­re la terza sanatoria fiscale della storia repubblicana Tremonti scrisse in un editoriale del Corriere: «In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni ma mutando i fattori il prodotto non cam­bia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge». Passato quel condono, l'allora segretario generale delle Finanze Giorgio Benvenuto, in se­guito parlamentare del centrosinistra, promise: «Questo condono sarà l'ulti­mo ». Quattro anni più tardi arrivò il concordato fiscale. Ma il ministro Au­gusto Fantozzi sentenziò: «Credo che ormai l'epoca dei condoni sia tramonta­ta ». Mai previsione fu meno azzeccata. Sei anni dopo, ecco lo scudo fiscale e la raffica di sanatorie tributarie. Le pole­miche si erano appena smorzate quan­do, nell’estate del 2003, il sottosegreta­rio Giuseppe Vegas oggi viceministro all’Economia, azzardò: «In futuro non ci saranno altri condoni». Mentre il ca­pogruppo di Forza Italia Renato Schifa­ni ammoniva: «Siamo di fronte all’ulti­mo giro di boa di una riforma fiscale. Il cittadino sa benissimo che una volta varata non ci sarà più spazio per la cle­menza ». Pochi mesi dopo, la finanzia­ria 2004 reiterò il condono fiscale tom­bale. E toccò al successore di Tremonti, Domenico Siniscalco, ripetere ancora nel 2004: «La stagione dei condoni è fi­nita » .

Arriviamo quindi ai giorni nostri. Non che nel frattempo i vari condoni non siano stati rivendicati. Durante la campagna elettorale del 2006 Berlusco­ni arrivò ad affermare che «i condoni non sono poi così negativi, visto che l’Unità, l’Unipol e il signor Prodi, in una società in cui è presente un suo fa­miliare, ne hanno usufruito». Per con­cludere: «I condoni hanno portato mol­ti soldi all'erario e vi ha ricorso chi ave­va evaso le tasse durante il governo Prodi » .

Sul fatto che i condoni abbiano fatto ricco il Fisco, tuttavia, si potrebbe di­scutere. Secondo la Cgia di Mestre tutti i condoni, compresi quelli edilizi e pre­videnziali, varati dal 1973 a oggi avreb­bero garantito un incasso, attualizzato in valuta 2005, di 104,5 miliardi di eu­ro. Se fosse così, in trent’anni l'Erario avrebbe recuperato con le sanatorie l'evasione fiscale di un solo anno, che è appunto stimata in circa 100 miliardi di euro. Ma se fosse così. Una fonte al di sopra di ogni sospetto, e cioè la rivi­sta on-line dell’Agenzia delle Entrate Fi­scooggi. it ha calcolato invece che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato con i principali condoni tributari, previden­ziali, assicurativi, valutari ed edilizi 26 miliardi di euro. Fatevi i conti sul nu­mero degli abitanti: 15 euro a testa l’an­no. L’equivalente di una pizza e una bir­ra, per fare strame di quel minimo di correttezza civica che esisteva in Italia. Soltanto in due casi, vale a dire con i condoni fiscali del 1982 e del 1992, si è superata la previsione di gettito. In al­tri casi, si è andati ri­dicolmente sotto le stime. Come se non bastasse, c’è stato pure chi ha aderito al condono ma poi non ha nemmeno pagato o pagato tut­to. La Corte dei con­ti nel novembre 2008 ha rivelato che a quella data resta­vano da incassare ancora 5,2 miliardi di euro dei 26 mi­liardi attesi per il condono 2003-2004, in base alle dichiarazioni pervenute alle Fi­nanze. Cinque mi­liardi su 26: il venti per cento.

In quel rapporto si racconta anche un altro particolare. E cioè che 34 mila persone fecero il condono tombale in forma anonima, avvalendosi di una fa­coltà prevista da quella sanatoria: pre­sentare al Fisco una «dichiarazione ri­servata », come per lo scudo fiscale. Con il risultato di restare nell’ombra pure in quel caso. Ma il numero di 34 mila è soltanto una stima. Quando il magistrato della Corte dei conti ha chie­sto di avere i dati relativi a quelle di­chiarazioni «riservate» si è sentito ri­spondere dall'Agenzia delle entrate che, «trattandosi di dati sensibili», era­no «in possesso unicamente del mini­stro ». Ma potevano avere sulla coscien­za 34 mila suicidi?

http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_04/rizzo-condoni_b7aa14ae-b0b3-11de-b562-00144f02aabc.shtml


martedì 15 settembre 2009

Le case di Onna

Ad Onna consegnate le prime case pagate dalla Croce Rossa. Proteste contro Berlusconi

Non ci sono stati solo auguri e benedizioni nel discorso del vescovo L'Aquila durante la cerimonia di consegna delle case di Onna. Nella piccola frazione del comune de L'Aquila, dove è stato inaugurato il villaggio realizzato dalla Provincia Autonoma di Trento con i fondi della Croce Rossa Italiana, la voce di Giuseppe Molinari si è levata severa: “Gli abruzzesi sono stanchi delle chiacchiere sterili e della politica dell'odio". Così il vescovo si è rivolto al premier Silvio Berlusconi presente per la consegna delle prime chiavi ai cittadini scampati al sisma del 6 aprile scorso.
Stanchi di una politica di discussioni e di odio - Riferendosi alle polemiche politiche degli ultimi tempi Molinari ha precisato che "alla gente d'Abruzzo interessano il lavoro, una giustizia che funzioni, una più equa redistribuzione delle ricchezze, meno burocrazia e uno Stato che funzioni". E augurando al premier di "riuscire a fare le riforme", il vescovo ha concluso così: "Siamo stanchi di una politica di discussioni e di odio, che nulla ha a che fare con la democrazia. Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa fatti, ma premia chi agisce correttamente", ha concluso Molinari augurando al presidente Berlusconi “di poter continuare a fare del bene".
Berlusconi: torneremo quando tutte le case saranno consegnate – Il presidente del Consiglio, che al suo arrivo nel piccolo villaggio è stato contesta da alcuni cittadini che hanno esposto uno striscione di protesta (''Dove andremo a settembre” e “No alla deportazione''), ha consegnato le chiavi delle nuove case ai primi abruzzesi. "Torneremo qui alla nuova Onna quando tutte le case saranno state consegnate per fare un pranzo e per ringraziare gli uomini della Protezione Civile e della Croce Rossa", ha promesso il premier al termine della cerimonia.
Gli striscioni di protesta - "Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso" e "L'Aquila riparte con i cittadini sparsi in ogni parte?". Questi due striscioni sostenuti da manifestanti in rappresentanza dei comitati spontanei di cittadini sorti dopo il 6 aprile, sono stati posti all'ingresso dell'abitato di Onna in occasione della cerimonia di consegna delle prime 94 case. I membri del comitato hanno aspettato l'arrivo delle delegazioni per l'inaugurazione al fine di manifestare il proprio dissenso. Contestualmente hanno consegnato dei volantini a tutte le persone che sono intervenute all'inaugurazione. Ai manifestanti non è però stato possibile accedere alla frazione. Tra gli altri striscioni lungo la strada anche uno di polemica contro la scelta di annullare la programmazione di "Ballarò per dare maggior visibilità a "Porta a porta". "Prima terremotati poi ostaggi mediatici - grazie Vespa", si legge rivolto ironicamente al giornalista aquilano.
Al momento sono ancora migliaia le persone che vivono in alloggi di fortuna - Sono ancora 20mila gli aquilani sulla costa e nelle tendopoli. Nei luoghi dove dopo il sisma avevano trovato riparo 30mila sfollati, ci sono ora 11mila persone: entro ottobre andranno via tutti. “Nessuno - ha assicurato Bertolaso - passerà l'inverno in tenda e affronterà l'inverno senza certezze sul proprio futuro".
Pezzopane, ancora migliaia senza casa - E la conferma del grosso numero di sfollati ancora da sistemare arriva dal presidente della Provincia dell'Aquila: "Oggi abbiamo vissuto un momento di gioia, ma è una gioia piena di contraddizioni perché se ci sono 200 famiglie che entro sabato rientreranno in casa ce ne sono migliaia che in queste ore ancora non ce l'hanno". Stefania Pezzopane risponde così a chi gli chiede un commento sulla consegna delle case agli sfollati ad Onna da parte del premier Silvio Berlusconi.
Gli altri abruzzesi aspettano - Durante la cerimonia, inoltre, diversi cittadini di altri paesi del cratere del terremoto hanno protestato con striscioni chiedendo case anche per loro. "Belle le case di Onna, ma le nostre?", era scritto su uno striscione tenuto dagli abitanti di Castel Nuovo. "Queste proteste dimostrano che bisogna accelerare - dice Pezzopane -, mi piacerebbe che qui si ripetesse il modello del Friuli: non solo case ma anche lavoro e luoghi sociali. Abbiamo 16.500 cassintegrati che facevano parte del tessuto produttivo e ora non hanno più lavoro e ci sono ancora migliaia di aquilani che non hanno le case. Vanno fatti rientrare tutti".

http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/09/09/15/bertolaso_abruzzo_case_555.html

lunedì 29 giugno 2009

Il risparmio energetico

Steven Brommer, belga, 48 anni regola la sua vita per consumare il meno possibile

L'uomo che vive a impatto zero. O quasi

Produce energia in bici, compra solo abiti usati, raccoglie l'acqua piovana e le sue bollette sono scese del 60%


GENT (BELGIO) - Ridurre l’impatto ambientale consumando meno risorse del nostro pianeta è possibile? Secondo Steven Brommer, cittadino belga di 48 anni, sopracciglia chiare e fisico asciutto, sì. Steven, più conosciuto come Low Impact Man, ha deciso il Primo Maggio 2008 di vivere con una impronta ecologica bassissima, mantenendo, comunque, una buona qualità della vita. «Sulla terra ci sono sei miliardi settecentomila abitanti, dividendo il pianeta per ogni singolo individuo, la quantità di terra a disposizione di ognuno è di 1,6 ettari. Se tutti vivessero come i cittadini del mondo occidentale, come i belgi con una media di 5,1 ettari, ci vorrebbero tre pianeti!». Steven aveva già una coscienza ambientalista e non possedeva un automobile: il suo impatto ambientale era di 3,5 ettari. Low Impact Man non è andato a vivere nella foresta come un eremita, è rimasto a casa sua, a Gent, ricca città delle Fiandre a 56 km da Bruxelles. Ha deciso di modificare le sue abitudini quotidiane e ha apportato innovazioni “verdi” alla sua abitazione.

ENERGY BIKE – Per alimentare il suo computer, utilizza l’energia generata pedalando su una bicicletta da passeggio collegata con un generatore di corrente e una batteria. Con venti minuti di pedalate ha elettricità per utilizzare 1 ora il computer. Ha scelto un computer portatile perché consuma meno di un normale computer da scrivania. Low Impact Man non è un bieco oppositore della tecnologia, anzi, crede nel suo valore informativo, usa Facebook per trovare velocemente notizie, ha un blog – che ritiene essere un grande strumento divulgativo - seguitissimo . Usa il weblog, che è diventato anche un libro, per condividere la sua esperienza e riceve moltissimi commenti. Ha un lettore mp3 che funziona a manovella con una dinamo. «Quando lo uso in pubblico qualcuno mi guarda con espressione sorpresa». Ha sostituito tutte le vecchie lampadine di casa con quelle ecologiche, ha messo uno strato di carta velina trasparente sui vetri delle finestre ottenendo così lo stesso effetto delle finestre a doppio vetro. Trattenere il calore è fondamentale per consumare minore quantità energia possibile. La temperatura in casa è di 18 gradi. Tra i termosifoni e il muro c’è uno strato di alluminio, così il calore non si disperde sulla parete, ma è reindirizzato nell’ambiente casalingo. Il pavimento è isolato tramite un soppalco di 10 centimetri fatto di sughero - «È un ottimo materiale isolante ed è naturale» – dice Steven Vrommer che ha “cacciato di casa” la televisione, il ferro da stiro, il bollitore e il forno a microonde. I giornali non li compra, li consulta in biblioteca.

DOCCIA CON ACQUA PIOVANA - Steven ha fuori dalla sua casa a piano terra una cisterna nella quale raccoglie acqua piovana che utilizza per il bagno. L’acqua corrente del rubinetto serve solo per bere, cucinare e lavare i piatti. Bagnoschiuma e shampoo sono banditi, preferisce una tradizionalissima saponetta. Si rade con lamette usa e getta e schiuma da barba. I suoi due bambini Adam (10 anni) e Marieke (13 anni) usano la doccia e non sono obbligati ad alcuna restrizione perché “i bimbi fanno l’opposto di quello che gli si comanda. Ogni tanto sono loro a dirmi papà ma questo non è ecologico!” Steven è divorziato e i figli vivono con lui due settimane al mese.

BOLLETTE MENO SALATE – «Prima pagavo 100 euro al mese, ora solo 40». Il costo delle bollette di Steven è sceso vertiginosamente. «D’estate anche l’impianto di riscaldamento dell’acqua rimane spento e, se serve, l’acqua la scaldo sul fornello a gas. L’impatto ecologico è minore». In media utilizza 2 o 3 kilowatt al giorno di elettricità, arrivando saltuariamente a 7 e il consumo di acqua è enormemente basso: 15 litri al giorno per Low Impact Man contro i 120 litri consumati generalmente procapite. Anche il cibo gli costa meno, infatti Steven Vrommer compra solo prodotti locali, spesso dalle fattorie, il latte per esempio. «Se compri alimenti che vengono da paesi lontani c’è il consumo di energia per il trasporto con navi e aerei». Così facendo acquista cibo non confezionato: prezzo basso e assenza di produzione di rifiuti perché ha dei contenitori – sempre gli stessi – che utilizza per andare a fare la spesa. Di buste di plastica neanche a parlare. Nel salotto ha varie piante e coltiva pomodori e insalate. È vegetariano - infatti con la carne si produce un alto tasso di emissioni di CO2 – ma non vegano. «Ho tentato, ma con i miei due figli, è difficile».

SCARPE NUOVE SOLO PER IL JOGGING - Compra solo indumenti di seconda mano, unica eccezione le scarpe da jogging: «Mi piace andare a correre e le scarpe usate non sarebbero comode». Il concetto di Low Impact Man è, appunto, quello di mantenere un buono stile di vita. «La mia vita costa il 20% in meno rispetto a prima». In un mese Low Impact Man produce 1 kilo di immondizia generica. Il suo recipiente per le lattine e i contenitori vari è lì da un anno senza mai essere stato svuotato, non ancora riempito per i suoi 500 grammi di capacità. Steven in un anno e 1 mese è arrivato ad avere un’impronta ecologica di 1,9 ettari. Il suo traguardo di 1,6 sarà raggiunto quando, a breve, isolerà – in accordo con il proprietario di casa - anche il tetto. Il suo stile di vita vuole essere un esempio per tutti i cittadini, per questo ha rifiutato la candidatura alle prossime elezioni europee nel partito dei Verdi. «Non è difficile vivere in armonia con il pianeta, dobbiamo, però, tenere sempre in mente che ne abbiamo uno. Dobbiamo solo cambiare un po’ il nostro modo di pensare”.

http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_29/low_impact_man_0f56e85a-649f-11de-91da-00144f02aabc.shtml

mercoledì 24 giugno 2009

Meno male che Silvio c'è

(Corriere della Sera) - ROMA 24 giu - Un torcicollo. Questa la causa dell'assenza del premier Silvio Berlusconi all’assemblea di Confcommercio. Il premier avrebbe dovuto prendere la parola dal palco ma ha annullato l'intervento «perché immobilizzato a casa dal torcicollo che lo tormenta da tempo e che forse è qualcosa di più» ha detto il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, intervenuto al posto del presidente del Consiglio. «Non è riuscito a muoversi - ha spiegato Letta -, ha chiamato un medico per farsi una puntura. Se dovesse passargli il torcicollo forse riuscirà a venire ad ascoltare le conclusioni del presidente Sangalli, altrimenti spero che lo comprenderete», ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza. «Se non ci fosse stata una ragione così seria e così fortemente impeditiva, Berlusconi avrebbe fatto qualunque rinuncia per essere qui» ha aggiunto Letta, scusandosi con la platea. «Ma Berlusconi è presente in spirito - ha proseguito - e sarà sicuramente presente alla prossima assemblea della vostra associazione». Prima di fornire questa spiegazione, Letta aveva ironizzato sul tono del presidente Sangalli che lo aveva brevemente preceduto sul palco: «Ha parlato con amarezza, sofferenza e tormento...sembrava dovesse dare l’annuncio di un evento luttuoso tanto era il suo rammarico per dovervi dire una cosa che neanche vi ha detto, e cioè che il presidente Berlusconi non sarebbe venuto».

«PREMIER RAMMARICATO» - Letta ha poi ricordato che Berlusconi «non è mai mancato ad un’assemblea di Confcommercio, è sempre stato presente sia quando era al Governo, sia quando non lo era, perché qui tra di voi, si sente a casa, perché è vostro amico». Inoltre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha sottolineato il «rammarico» del premier «per aver mancato l’appuntamento con il suo amico Carluccio Sangalli, a cui lo lega un’amicizia di lunghissima data che nasce dal Milan e una vicinanza spirituale». «Se fosse riuscito a venire oggi a questa assemblea che è l’ultima del mandato di Sangalli, Berlusconi vi avrebbe detto - ha aggiunto Letta rivolgendosi alla platea - di tenervelo stretto perché è difficile trovare un presidente che dia voce ad una categoria così importante con l’autorevolezza la competenza e il prestigio di Sangalli».



(ANSA) - ROMA, 24 GIU - Il premier Silvio Berlusconi ha partecipato questa sera al ricevimento organizzato dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. La ricorrenza privata si e' svolta alla Terrazza del Vittoriano, a Roma. Al ricevimento, tra i tanti invitati, sono presenti anche l'esponente del Pd Francesco Rutelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, i giornalisti Bruno Vespa e Antonio Polito. Presente anche il presidente della Rai Paolo Garimberti.

giovedì 18 giugno 2009

Il testamento tedesco

(ANSA) - BERLINO, 18 GIU - Il Parlamento tedesco ha approvato la legge sul bio-testamento, che impone ai medici di rispettare alla lettera i desideri dei pazienti. Le volonta' andranno rispettate anche se questo dovesse significare la morte degli assistiti. Con 317 voti a favore e 223 contrari, il Bundestag ha dato cosi' il via libera a una legge che, negli ultimi sei anni, e' stata oggetto in Germania di un intenso dibattito fra leader politici, medici, avvocati, teologi e opinione pubblica.

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-06-18_118394770.html